Cadoneghe, paese situato lungo la cintura urbana a nord di Padova sulla sponda sinistra del fiume Brenta, viene formalmente citato per la prima volta in età comunale nello statuto di Padova con il nome di “Cadonice”, allorché venne decretato nell’anno 1234 l’obbligo per il paese, in caso di conflitto, di fornire alla città di Padova due “plaustra”, ovvero due carri da guerra. Tuttavia il suo territorio, già in età romana, faceva parte di un notevole intervento di bonifica attuato tra il fiume Brenta ed il Muson Vecchio e che diede vita a quello che oggi è conosciuto come il “Graticolato Romano” (la cui realizzazione fu attuata secondo precisi schemi costituiti da strade che, incrociandosi ad angolo retto, formavano una scacchiera di appezzamenti da terreno, adibiti a coltura); le frequenti alluvioni provocate dal vicino fiume Brenta creavano cionondimeno notevoli problemi alla popolazione ivi insediata, con conseguente esigenza di provvedere alla tutela degli argini e del suoli. Con la decadenza dell’impero romano, gli insediamenti vennero progressivamente abbandonati; tuttavia, dopo il Mille, le campagne tornarono a popolarsi grazie a nuove ed estese opere di bonifica, con il disboscamento delle zone limitrofe agli argini e la risistemazione dell’originario sistema viario. Fu nell’attuale frazione di Bagnoli che si formò il primo nucleo abitato, venne eretta una chiesa che fu anche sede parrocchiale (demolita nel 1856), videro la luce il monastero femminile di Santo Stefano e l’oratorio di San Rocco. Capitello dedicato a San Rocco
Fra le opere d’arte ivi presenti, certamente la più pregevole è costituita da un antico ed interessante trittico ligneo su fondo oro del 1375, opera del pittore veneziano Catarino, allievo di Lorenzo Veneziano: Cristo Crocifisso con ai lati Maria e Giovanni. L’opera, realizzata a tempera su tavola, rimanda all’arte bizantina nell’uso del fondo oro e nelle ombreggiature del corpo del Cristo, con l’inserimento, tuttavia, di originali e per l’epoca “moderni” dettagli realistici come il protendersi delle braccia della Vergine verso il Figlio. È inoltre presente una pala di Sant’Antonio attribuita al veronese Cignaroli (1706-1770) e quattro tele di Santi (S. Agostino, S. Girolamo, S. Ambrogio, S. Gregorio Magno), d’autore ignoto; il maestoso altare marmoreo è opera del Danieletti (1712-1779) e fu causa di una lunga vertenza giudiziaria a causa del compenso preteso dallo scultore, ritenuto esorbitante dai committenti. Degno di nota è infine un organo della fine del ’600. Attualmente nel territorio comunale si trovano vari altri edifici di interesse storico-artistico (per lo più appartenuti a ricchi signori veneziani durante la Serenissima Repubblica di Venezia), molti dei quali necessitano tuttavia di interventi di recupero. La rinascimentale Villa Mocenigo, ora Riello, conserva gli originali pavimenti alla veneziana e parte delle decorazioni che ornavano le sale; da ricordare inoltre Villa Ghedini in Cadoneghe vecchia (elegante palazzo del ‘700 e luogo di villeggiatura dei nobili Mocenigo), Villa Da Ponte (una delle più belle ville cinquecentesche della provincia, dalla grandiosa sala da ballo affrescata da Giovan Battista Crosato, allievo del Tiepolo, recentemente restituita all’antico splendore grazie ad una sapiente opera di restauro), Villa Augusta in località Bagnoli, in origine monastero dei Padri di San Rocco della Giudecca di Venezia, trasformata nel Settecento in residenza nobiliare (nel cui muro di cinta, all’incrocio delle attuali Via Augusta e Via Bagnoli, è inserito un capitello dedicato a San Rocco). Una curiosità: il paese di Cadoneghe (il cui toponimo si ritenga derivi da Ca’ – con il significato di casa – e domnicu dal latino dominicus – con il significato di padrone – e quindi casa del signore o del padrone, in quanto in epoca lontana poteva essere esistita una casa importante o addirittura una costruzione fortificata, in grado di essere punto di riferimento e di identificazione del luogo) è citato da Dante Alighieri nel nono canto del Paradiso della Divina Commedia, allorché viene descritto uno scorcio del borgo, che si trova lungo la linea di intersezione tra il fiume Brenta ed il Muson dei Sassi.
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